La Procura di Padova, che inizialmente aveva richiesto l’annullamento degli atti di nascita di 37 bambini nati da coppie lesbiche, eliminando uno dei genitori e costringendo i bambini a un processo di adozione particolare, ha recentemente modificato la sua posizione, rappresentando una significativa svolta nella battaglia legale per il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali.

In due udienze a porte chiuse tenutesi oggi, la Procura ha chiesto al Tribunale di Padova di sollevare la questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale. Questa richiesta è finalizzata a valutare se l’esclusione delle coppie lesbiche e dei loro figli dalle norme che regolano l’accesso alla fecondazione assistita eterologa violi i loro diritti fondamentali.

La questione centrale riguarda la legge 40, la quale limita l’accesso alla fecondazione eterologa alle coppie eterosessuali. La legge stabilisce che se un uomo acconsente alla fecondazione assistita della moglie o compagna con il seme di un donatore, diventa automaticamente il padre del bambino che nascerà, anche se non ha legami genetici con lui. Gli avvocati dell’associazione Rete Lenford, che rappresentano molte delle madri lesbiche coinvolte nel ricorso, hanno chiesto l’applicazione della parte della legge 40 sul consenso all’eterologa anche alle coppie di donne.

La Procura di Padova, ora guidata dalla Procuratrice Aggiunta Maria D’Arpa in sostituzione della PM Valeria Sanzari, ha sorprendentemente allineato la sua posizione alle richieste delle coppie arcobaleno, rappresentando un cambio significativo.

Va ricordato che a gennaio 2021, la Corte Costituzionale aveva dichiarato che l’assenza di una legge che consenta il riconoscimento tempestivo dei figli delle coppie lesbiche viola i diritti fondamentali dei bambini. La Corte aveva richiamato il legislatore, esortandolo a colmare questo vuoto di tutela il più presto possibile.

Ora spetta al Tribunale di Padova decidere se sollevare la questione di legittimità, chiedendo alla Corte costituzionale di valutare se l’esclusione delle coppie di donne dalle norme che regolano il riconoscimento dei bambini nati con la fecondazione eterologa violi i loro diritti e quelli dei loro figli. La richiesta stessa della Procura rappresenta di per sé una svolta importante in questo contesto legale complesso.

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